Atlante dell’Arte Contemporanea 2021 – De Agostini Editore

Imperfect Cirlces – all’anagrafe Sylvie Renault nasce ad Ischia (NA) nel 1976. Si laurea in Grafica e Illustrazione Pubblicitaria presso lo IED. Implementa le sue conoscenze con un master in Fashion Art Direction.

Dal punto di vista pittorico, la produzione si ispira agli studi della filosofia Sufi, che prevede sette distinti livelli di evoluzione dell’essere atti ad avvicinarsi alla comprensione e all’essenza Divina, inoltre agli insegnamenti del Maestro Osho.

Spesso i suoi lavori sono frutto di esperienze sinestetiche, che includono la musica: è così che prendono vita percorsi tra il senso della vista e quello dell’udito. Un coacervo cromo – formale fatto di linee, vortici, curve, ed espressioni coloristiche è l’alfabeto pittorico attraverso cui si disvelano le emozioni dell’autrice, alla vista del quale l’osservatore viene interessato da una intensa attività emotiva.

Tale compito è affidato ai molteplici cerchi (irregolari) di Sylvie che costituiscono la sua cifra stilistica: inseriti su sfondi delicatamente colorati, si caricano di vitalità e gioia, proiettando il fruitore su una prospettiva altra, di armonia e bellezza. Infatti il cerchio, sprovvisto com’è di angoli e di spigoli, simboleggia l’armonia e, grazie all’assenza di opposizioni, traduce l’indifferenziato in uguaglianza di principi. Metafora dello spirito e dell’immaterialità dell’anima, esso è dunque riconducibile ad una dimensione intellettuale e spirituale.

Ma i cerchi della Renault suggeriscono anche forme biologiche. Inoltre, il reticolato composto dalla reiterazione della sagoma circolare sembra anche un viaggio attraverso i più reconditi spazi dell’interiorità umana. Prende in tal modo vita una foresta segnica che rimanda alla complessità del barocco (barrueco, perla irregolare), uno stile carico di decorazioni, tendente a colpire l’immaginazione con effetti prospettici e soluzioni formali ardite e virtuosistiche, intenzione successivamente ripresa dall’intricato motivo fitoformo del Liberty.

Dal 1989 la pittrice prende parte a numerose mostre collettive e personali, in importanti città italiane ed estere, tra cui Roma, Napoli, Olbia, Torino, Padova, Milano, Londra e New York. In particolare, la le personali si segnalano, a titolo non esaustivo: “MesAlfie”, Bibliothé Contemporary Art Gallery, Roma 2017; “I want to thank you so much for…”, Spazio Veneziano, Roma, 2016; “Imperfect Circles”, Artport Corner (Areporto di Olbia), Olbia, e Ecos Gallery, Roma, 2013.

Un coacervo cromo – formale fatto di linee, vortici, curve, ed espressioni coloristiche è l’alfabeto pittorico attraverso cui si disvelano le emozioni dell’autrice, alla vista del quale l’osservatore viene interessato da una intensa attività emotiva. Tale compito è affidato ai molteplici cerchi (irregolari) di Sylvie che costituiscono la sua cifra stilistica: inseriti su sfondi delicatamente colorati, si caricano di vitalità e gioia, proiettando il fruitore su una prospettiva altra, di armonia e bellezza. Infatti il cerchio, sprovvisto com’è di angoli e di spigoli, simboleggia l’armonia e, grazie all’assenza di opposizioni, traduce l’indifferenziato in uguaglianza di principi. Metafora dello spirito e dell’immaterialità dell’anima, esso è dunque riconducibile ad una dimensione intellettuale e spirituale. Ma i cerchi della Renault suggeriscono anche forme biologiche. Inoltre, il reticolato composto dalla reiterazione della sagoma circolare sembra anche un viaggio attraverso i più reconditi spazi dell’interiorità umana. Prende in tal modo vita una foresta segnica che rimanda alla complessità del barocco (barrueco, perla irregolare), uno stile carico di decorazioni, tendente a colpire l’immaginazione con effetti prospettici e soluzioni formali ardite e virtuosistiche, intenzione successivamente ripresa dall’intricato motivo fitoformo del Liberty.

Critica di May Abboud – Istituto delle Belle Arti di Beirut

Chi ha conosciuto Sylvie, come me, nel giugno del 2011 e ha visto il suo lavoro allora, noterà il passo da gigante della “ragazza” di quel tempo, diventata oggi una grande pittrice.
Non avrei mai pensato che questo immenso salto nel mondo “ingrato” dell’Arte potesse essere possibile per questa ragazza fragile, impaurita da un futuro incerto, specie per gli artisti di oggi.
Io ne so qualcosa: ho speso la mia vita a provare a spiegare alla gente, ai miei studenti all’Istituto Nazionale di Belle Arti di Beirut che la ceramica (di cui sono specialista) e la terra cotta non sono “arti minori “, ma “arti maggiori” essendo stati la prima espressione dell’uomo su questa terra! Dunque conosco tutte le difficoltà di chi si vuole esprimere artisticamente e farne “un living”.
E al giorno d’oggi è ancora più difficile.
Ma Sylvie, che già solo col suo nome porta dentro una “foresta” e che ha la particolarità di sopportare tutto, di essere tenace e andare avanti decisa, ha potuto col suo coraggio superare le difficoltà della vita moderna.
La bellissima musica di MesAlfie aggiunge bellezza e ritmo ai suoi cerchi rendendoli molto più armoniosi.
Ogni tela ci fa viaggiare lontano, profondamente, nel suo cosmo di cerchi.
Dal quadro “Il segreto di May” a quello di “A dime in a bag”, c’è un abisso di differenza e di evoluzione! Certo tutte le sue opere erano già bellissime. Ma ora è scoppiato un arcobaleno di migliaia di colori, di speranze, un’apertura verso un mondo migliore, ed è questo il messaggio dell’universo di Sylvie.
Ho sempre insegnato ai miei studenti che l’Arte, prima di tutto, deve arrivare a toccare il cuore.
Ed è questo feeling che mi ha colpito nelle sue opere.
E di questo la ringrazio.
Brava Sylvie

May Abboud
Beirut 22/11/2016

I want to thank you so much for…

 

“I want to thank you so much for… ” è molto più di una mostra.
E’ un’esperienza profonda, un viaggio sospeso tra visione e ascolto, un percorso dove pittura e musica si scelgono e si fondono insieme, accompagnando il visitatore oltre la forma, nel nucleo più intimo delle emozioni. Quelle dell’artista, svelate attraverso le tele, e quelle di ciascuno di noi, che in quel viaggio troverà nuove speranze, impronte e promesse. Cerchi, vortici, agglomerati, forme, non forme, esplosioni di colori. Questo l’universo di Sylvie Renault, Artista dei Cerchi Imperfetti, che racconta la bellezza di tutti noi perfettamente imperfetti.

“Ogni tela ci fa viaggiare lontano, in un arcobaleno di migliaia di colori, di speranze, in un’apertura verso un mondo migliore, ed è questo il messaggio di Sylvie”, spiega May Abboud, dell’Istituto Nazionale di Belle Arti di Beirut.

Le opere del progetto “Im perfect Circles” sono tutte realizzate a tempo di musica, ogni gesto pittorico è pregno delle emozioni trasmesse dalle canzoni.
E sarà proprio la musica a dare ritmo ai cerchi, a renderli vivi e pulsanti, durante il vernissage, quando il musicista cantautore MesAlfie eseguirà in versione acustica i brani del suo ultimo album “Hey Super”, a cui la collezione è interamente ispirata e dedicata. Nei giorni successivi, un lettore mp3 messo a disposizione per ogni tela esposta, consentirà ai visitatori di entrare in intimo contatto con l’universo emotivo dell’artista.

Sylvie Renault (classe 1976) è, come ama auto-definirsi, pittrice imperfetta, donna imperfetta, artista dei Cerchi Imperfetti. Pittrice, creativa, concept designer, Art Director, è laureata all’Istituto Europeo di Design e ha partecipato, dal 1989 ad oggi, a molte collettive e personali tra Roma, Napoli, Olbia, Torino, Padova, Milano, Londra e New York. La sua produzione artistica si ispira agli studi della filosofia Sufi e agli insegnamenti del maestro Osho.

“I want to thank you so m uch for… ” di Sylvie Renault e MesAlfie
16 – 31 dicembre 2016
Ingresso libero tutti i giorni dalle 17 alle 20.
Spazio Venenziano via Reno 18/a Roma

Estasi Barocca – Critica di Francesco Gallo Mazzeo

Estasi Barocca

Porf. Francesco Gallo Mazzeo

Il raccoglimento del segno, l’apoteosi del colore
in un miscuglio suadente, per la vista, per il tatto,
tutto volto a rincorrersi in un grande arcipelago
dorato che fa da sfondo ad una grande danza, ad
una esaltazione di cromatismi, dolci, carezzevoli, come
può avvenire in una ricerca mentale del sé, nel corpo
dell’altro, con una melodiosità, che rende in morbidezza
in una rapita contemplazione. Lo sfondo cambia, come
le ore della luce e come la suggestione dell’ombra,
cogliendo un nesso spirituale dello sguardo, quasi un
itinerario senza sosta, come una grande preghiera che
si snoda in tutte le direzioni. Un’estasi, dunque un rapimento
mistico e sensuale che attraversa il corpo invisibile del
pensiero da parte a parte, come un fantasma che prende
le sembianze di un grande reticolato, che vincola l’orizzonte
e nello stesso tempo lo libera, come una modernità barocca
che è rivolta verso un altrove dell’invisibile, senza rompere
i cordoni con una sua storia, che è quella del raccoglimento
e delle meditazioni, anche se tutto intorno è rumore,
caos, ridondanza, perdita di identità! E’ appunto questo
altrove che qui si mette insieme, con una sapienzale osservanza
di regole severe della costruzione pittorica e nello stesso tempo
di un inno alla libertà e alla gioia. Astrazione, certamente!
Decorazione, certamente! Ma nel senso dell’accoglienza,
delle citazioni, del mescolamento, che è il senso più
alto dell’inattualità e del fascino di ciascuno di noi in
questo enigma, di cui non possiamo e non vogliamo fare
a meno.

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